Quando ero ricoverata, avevo scritto alla mia classe per raccontare come stavano andando le cose.
I miei compagni non mi vedevano da più di un mese ed erano molto preoccupati.
Perché a quindici anni sei invincibile, la vita è ancora tutta una promessa, una matita nuova, e nulla ti può capitare.
In quella lettera, consegnata il giorno del mio compleanno, c’erano anche due proposte.
La prima era sviluppare un disegno originale per le felpe dei medici e degli infermieri della Tinch.
Ogni dipartimento dell’ospedale ha delle felpe personalizzate, e io avevo suggerito ai miei compagni di creare un disegno originale per il “mio” reparto.
La seconda proposta era quella di cimentarsi in un progetto di design, che di solito non si fa al secondo anno di liceo.
Dopo aver visto le contorsioni da fachiro di mamma e papà, avevo chiesto di provare a ideare una sedia per i parenti dei pazienti. Avrebbe dovuto essere leggera, poco ingombrante, adatta a far stare un parente vicino a un letto molto alto per molte ore, su cui poter riposare senza allontanarsi dal malato.
Alla giornata dell’arte una parte del desiderio era stata realizzata perché avevo trovato esposti i disegni per le felpe.
Quattro lavori di gruppo che mi avevano commosso alle lacrime.
Quel giorno, con i prof. Massera e Spera, ci eravamo detti che sarebbe stato bello consegnare le tavole al reparto e così, un paio di settimane fa, la professoressa Massera ha contattato mamma per chiedere un appuntamento in ospedale.
In reparto è scoppiato l’entusiasmo e tutti si sono prodigati per organizzare l’incontro.
Presidente e Direttore Generale del San Gerardo hanno chiesto di essere presenti e oggi tutta la mia classe, la preside e i professori Spera e Riva sono stati accolti negli uffici della direzione generale per presentare i lavori fatti.
I donatori benemeriti dell’ospedale, dai loro ritratti ad olio, osservavano i miei compagni in silenzio, con i loro sguardi severi. Ho sentito qualcuno di loro sussurrare che, ai bei tempi del Regno, una ragazza non si sarebbe mai presentata in pubblico con certi pantaloni.
Ovvio, siete vissuti nell’ottocento, le donne nemmeno ci pensavano a indossare i pantaloni…
Dai, su, un po’ di modernità, ragazzi: con quei baffi a manubrio sembrate dei trichechi!
I miei amici erano tutti imbarazzatissimi. Come sono cambiati in questi mesi, quasi non li riconoscevo.
Però, piano piano, hanno preso coraggio e ciascuno ha presentato il proprio lavoro.
Chissà cosa avrei fatto io se fossi stata al posto loro…
Sicuramente sarei stata impacciatissima e mi sarei stritolata le mani a furia di stringere forte i pugni.
Tempo fa papà aveva letto degli articoli su come affrontare il dolore psicologico.
In mezzo a tutta la paccottiglia di teorie dozzinali e ricette spicciole era rimasto affascinato da un piccolo testo di una scrittrice laureata in psicologia, Elena Bernabè, che raccontava il dialogo immaginario di una bimba con la nonna.
La bimba a un certo punto chiede alla nonna come si affronta il dolore e la nonna risponde che si affronta con le mani, perché se le fai muovere cucendo, cucinando, dipingendo, suonando o sprofondandole nella terra invii segnali di cura alla parte più profonda di te e la tua anima si rasserena perché le stai dando attenzione, cosi’ non c’è più bisogno del dolore per farsi notare.
Beh amici miei, forse, senza saperlo, coi vostri lavori avete fatto proprio questo.
Ma i miei compagni non avevano soltanto i disegni per le felpe.
In gran segreto, con l’aiuto della prof. Massera, avevano sviluppato tantissime idee per la sedia!
Nessuno sospettava niente e le sedie erano una più bella dell’altra. Mi sono incantata a guardarle.
A papà e mamma ho suggerito un’idea; sai che bello sarebbe riuscire a selezionare un paio di idee col personale del reparto e poi proporle a qualche azienda che produce mobili per fare un prototipo? Serviranno pure a qualcosa i mille mobilifici della nostra zona, o no?
Alla fine il Presidente e il Direttore erano talmente contenti che hanno proposto di esporre, nella palazzina accoglienza, tutte le tavole.
Care amiche e amici, non mi odiate, so che già vi vedevate in spiaggia a far niente tutta estate e invece vi toccherà lavorare un po’ per la nostra piccola mostra.
Però sarà bellissimo ricominciare la scuola con un appuntamento così.
E poi io sarò lì con voi, a seguire ogni vostra mossa.
Mi raccomando però, mettete la musica giusta quando lavorate, e voi sapete cosa intendo, perché ho sentito nominare Chopin e la cosa non mi sconfinfera per nulla.
Vi voglio un mondo di bene!
Marta



















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Queste idee sono meravigliose!!!! Davvero bravissimi!!!!
Bellissima iniziativa e molto interessanti i lavori, sia il logo che la sedia. Bravi ragazzi e bravi professori!