Una notte così non l’avevo mai vissuta!
Ieri era il giorno della tanto attesa Monza Resegone, l’edizione del centenario, una corsa storica, organizzata per la prima volta nel 1924 dalla Società Alpinisti Monzesi.
Una maratona con tre peculiarità: la prima è che si svolge di notte, la seconda è che dopo i primi 30 chilometri la strada sale bruscamente fino a raggiungere i 1.173 metri del Rifugio Capanna Alpinisti Monzesi e la terza è che si tratta di una gara a squadre e per classificarsi è necessario che tutti e tre i membri della squadra arrivino al traguardo.
Quest’anno, per celebrare il centenario, gli organizzatori hanno deciso di aggiungere, per la prima volta, anche una gara a staffetta.
Eravamo tantissimi alla partenza in piazza dell’Arengario, e questa volta c’ero anche io, sulle spalle dei ragazzi di tre team: le squadre di #corrocolguanto e Avis di Simona, Patrick e Adrian e di Massimo, Aldo e Giovanni e la squadra dei Gamber de Cuncuress di Claudio, Gaspare e Jacopo, che in mio onore è stata ribattezzata Gamber gli occhi di Marta.
È stata una notte bellissima.
Io mi sono fatta in tre per accompagnare ogni gruppo di amici, ma quelli che hanno faticato sul serio sono stati loro e le centinaia di volontari sparsi lungo tutto il percorso della MORE, come chiamano in gergo questa corsa.
Siamo partiti dal centro di Monza sotto dei nuvoloni che non promettevano niente di buono, con un vento teso come quando sta per arrivare un temporale. Nonostante questo, abbiamo trovato tantissime persone ad attenderci lungo il percorso nei comuni di Villasanta, Arcore, Usmate Velate, Carnate, Osnago, Cernusco Lombardone, Merate, Calco, Airuno, Olginate e Calolziocorte.
Ai bordi delle strade decine di bambini facevano a gara per riuscire a dare il cinque al maggior numero possibile di atleti.
Ogni tanto lungo il percorso si incrociavano dei punti ristoro. Al primo ho sperato di trovare qualche assaggino, magari due fettine di salame, del vino rosso, qualche stuzzichino. Che delusione quando ho capito che oltre a sali minerali, thè e acqua non c’era altro…mannaggia, neppure un misero spritz!
Però che bei sorrisi, se solo le persone fossero sempre così…
Fino a Calolziocorte la strada è più o meno pianeggiante, asfaltata, e tutto sommato, per chi è allenato, i primi 30 chilometri sono normale amministrazione. Lì, però, iniziano i tornanti e poi, a Erve, c’è una nuova sorpresa: la strada finisce.
A quel punto parte un sentiero ripidissimo che chiamano “Pra di ratt“.
Ho passato tutto il tempo a controllare se si vedevano topi, che a me fanno schifo, ma tra il buio e le persone che correvano con le torce frontali accese non ne ho visti; se c’erano, immagino si siano nascosti.
Nonostante pioggia e vento siamo riusciti a superare quel sentiero da incubo, in mezzo alle montagne nere.
Ogni tanto ho sentito vacillare i miei compagni, perché ci sono momenti in cui ti devi proprio costringere a non mollare, ma la fila di lucine frontali che salivano dava energia e entusiasmo a tutti. Sembrava un serpentone infinito di lucciole.
Ogni tanto i miei amici hanno pensato anche a me e io ho fatto di tutto per aiutarli e farli sentire meno stanchi.
A un certo punto, finalmente, il sentiero è diventato meno ripido; il segno che ormai si era vicini al traguardo, che si poteva tirare il fiato e godersi gli ultimi metri.
Che notte meravigliosa!
Grazie per avermi portata con voi.
Sulle spalle, ma soprattutto nel cuore e nella mente. È stato bellissimo.
E ora a nanna, che ve lo meritate.
‘notte, Marta










“Grazie a Marta il nostro umore era alle stelle…”
Massimo
“…e per dirvi la verità, ogni tanto il pensiero andava a Marta e a tutte quelle persone che hanno lottato per un male brutto. Lottare per sostenere una gara di corsa non è equiparabile. Senza quella motivazione non so se ce l’avrei fatta.”
Giovanni
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Bellissimo, tenero. Un abbraccio Sara