Libri nel buio
Da quando li ho lasciati, mamma e papà hanno incontrato tante persone che hanno perso un figlio o che vivono con un dolore enorme.
A volte le hanno cercate apposta, perchè avevano bisogno di trovare qualcuno che parlasse la loro stessa lingua, altre volte è successo per caso, se si crede al caso…
Sostengono di essere entrati in una specie di tribù.
Un branco di animali che si riconoscono e capiscono con pochissime parole. E a volte nemmeno con quelle.
Si osservano tra loro per capire come si fa. Come si sopravvive a una data sul calendario. Come si supera un compleanno che non si puo’ più festeggiare, come si resiste al Natale senza sbriciolarsi. Come si puo’ ancora vivere. Amare. Fare cose normali, nonostante tutto.
Spesso hanno trovato nei libri un aiuto. Per mettere ordine nei propri pensieri. Per trovare parole che sapessero dire quello che loro sentivano ma non riuscivano a spiegare.
Si dice che un libro, una musica, ti emozionano solo se quelle parole, quella melodia, le hai già dentro.
Magari nascoste.
Poi leggi una frase, ascolti una canzone, e qualcosa vibra.
È come se l’anima facesse “Siiii!”, come se dicesse: “Finalmente!”.
Ecco, quella roba lì, chiaro?
Le parole giuste non cancellano il dolore. Non fanno magie. Ma aiutano a mettere in fila il caos, accendono piccole luci nel buio.
In questi anni mamma e papà hanno cercato libri che potessero aiutarli, evocare sensazioni, rallentare il mondo, creare piccole bolle di “altro”.
Non solo libri “seri”. Anzi, quelli sono la minoranza. Piuttosto romanzi, racconti, libri illustrati, qualche poesia.
E diverse storie per bambini che parlano più chiaramente di mille saggi per adulti.
Papà è convinto che, a volte, siano stati loro, i libri, a farsi trovare.
Comparsi nel momento esatto in cui servivano.
Consigliati da uno sconosciuto. Citati in un post o in un altro libro. Evocati da una frase. Notati in biblioteca o su uno scaffale per un titolo o una copertina particolare.
A un certo punto hanno pensato che quello che aveva fatto bene a loro forse avrebbe potuto fare bene anche a qualcun altro.
Non per insegnare qualcosa, non perché esista una ricetta universale per convivere col dolore, anzi.
Sono odiosi quei manuali che vogliono spiegare come fare qualsiasi cosa in 10 semplici mosse.
Se fossero così facili le cose non ci sarebbe bisogno di manuali, no?
Piuttosto si tratta di condividere un sentiero, che magari non ti porta dove pensavi, ma è sempre meglio di niente, se ti sei perso davvero.
Così hanno provato a fare un elenco di alcuni dei libri che sono rimasti nel loro cuore.
Quelli che li hanno accompagnati in questi anni, che hanno sottolineato, su cui hanno fatto orecchie alle pagine o messo decine di segnalini per ritrovare velocemente i punti più interessanti.
Ovviamente sono libri che hanno parlato a loro e potrebbero non dire nulla ad altri.
Quello che per loro è stato illuminante magari per altri sarà solo una storia qualunque.
Le anime non vibrano tutte alla stessa frequenza. E va bene così.
Almeno per ora loro si limiteranno a indicare titolo e copertina. E un brano, una frase, più o meno lunga, che a loro è rimasta dentro.
Una frase che ha fatto male, o che ha fatto bene, o tutte e due le cose insieme.
Magari vi incuriosirà.
Magari, leggendo, sentirete anche voi quel piccolo “sì” nell’anima e capirete cosa intendo.
Forse un giorno, se le cose andranno come spero, si aggiungerà qualcosa in più, grazie a delle ragazze speciali. Ma per quello c’è tempo. Siamo solo all’inizio del sentiero.
Bambini, e non solo

Séverine Vidal & Louis Thomas
Il libro che inizia dalla fine
Nomos Bambini, 2026
Quando ci penso,
disegno per dimenticare che ci penso.
Azam Mahdavi & Maryam Tahmasebi
Io e il mio amico vuoto
Emme Edizioni, 2025
Il Vuoto era il mio unico amico.
Stava sempre con me.
Veniva con me dappertutto.


Issa Watanabe
Kintsugi
Logos, 2023
Silvia & David Fernandez, Mercè Lopez
Aldilà
Kite, 2021
L’aldiqua sappiamo com’è.


Charlie Mackesy
Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo
Salani, 2020
“Che cosa facciamo quando ci fa male il cuore?” chiese il bambino.
“Lo avvolgiamo in una coperta d’amicizia, di lacrime e di tempo condivisi, fino a che non si risveglia di nuovo speranzoso e felice”.
Helisabeth Helland Larsen & Marine Schneider
Sai chi sono io?
Edizioni Primavera, 2019
L’amore puo’ trasformare il dolore e l’odio.
L’amore può venire a trovarti ogni giorno.
L’amore non muore nemmeno quando incontra me.


Yael Frankel
Un buco
Kite, 2017
Un buco puo’ sembrare un luogo inospitale, tuttavia ci torno ogni giorno
perchè è un luogo intimo,
ispiratore,
e soprattutto sicuro.
Tom Hart
Rosalie Lightning
BeccoGiallo, 2016
Cosa succede quando tua figlia muore?
Cadi…
In un buco.


Michael Rosen – Quentin Blake
Michael Rosens’s Sad Book
Walker Book, 2011
Sometimes sad is very big.
It’s everywhere.
All over me.
Wolf Erlbruch
L’anatra, la morte e il tulipano
Edizioni E/O, 2007
Giù in basso, in lontananza, si vedeva lo stagno.
Era così silenzioso laggiù, e così deserto.
“Ecco come sarà, quando morirò” si disse.
“Lo stagno: tutto solo. Senza di me”.


Sebastiano Ruiz Mignone
Mi sentite?
Salani, 2006
La maggior parte dei bambini piccoli percepisce la morte come una temporanea sparizione.
Saggi

Massimo Recalcati
La luce delle stelle morte – Saggio su lutto e nostalgia
Feltrinelli, 2025
[…] la nostalgia che apre sull’avvenire, a partire da una visitazione che viene dal passato, è una nostalgia che esprime gratitudine. E’ la nostalgia provocata dalle stelle morte. Il ritorno del passato non genera in questo caso il desiderio di un ritorno conservativo a ciò che è stato – perchè non c’è alcun luogo cui tornare, perchè il corpo celeste della stella è definitivamente morto -, ma infonde una luce nuova, riattiva la promessa di un incontro che insiste, che non si spegne, che ci sprona a vivere con ancora più vita […]
Megan Devine
Va bene essere tristi
Mondadori, 2023
Ognuno di noi porta dentro di sé qualche lutto: piccole perdite ordinarie o grandi perdite che cambiano la vita. E dato che, nella nostra cultura, di lutto non si parla, abbiamo tutti un arretrato personale e globale di dolore non detto e non ascoltato. Nel momento in cui qualcuno porta allo scoperto il proprio lutto, abbiamo l’impressione di varcare una soglia oltre la quale la sincerità diventa accettabile.


Maria Luisa algini
Il tempo dell’orizzonte corto. Sull’amore e il lutto
Robin edizioni 2016
Si impara non solo a guardare avanti, ma soprattutto a guardare giù, a guardare dentro l’abisso su cui si sta viaggiando.
A immaginarne una presunta geografia.
C.S. Lewis
Diario di un dolore
Adelphi, 1990
[…] Ma i momenti in cui non penso a lei forse sono i peggiori. Perchè allora, anche se ne ho dimenticato la ragione, tutto è velato da una vaga sensazione di errore, di difetto […]
[…] Non importa (non molto) se il mio ricordo di lei è imperfetto. Le immagini, sulla carta o nella mente, non sono importanti in sé. Sono solo agganci. […]

Narrativa
Lorenzo Marone
Manuale pratico di smarrimento
Feltrinelli, 2026
Mi piacerebbe vivere in un mondo dove si può dire: “Mi aiuti?” senza doverlo trasformare in una richiesta brillante; dove il buio non è un tabù, ma un altro modo di stare; dove la vulnerabilità non ha bisogno di preamboli, dove, ogni tanto, ci si può sentire fradici dentro sentirsi in colpa per non essere un faro.


Michele Ruol
Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia
Terrarossa Edizioni, 2024
Una delle scoperte peggiori che Madre aveva fatto è che di dolore non si muore.
Ti abbatte, poi ti aspetta.
Matteo Bianchi
La vita di chi resta
Mondadori, 2024
Non volevo stare meglio. Cioè, sì, mi auguravo che il dolore smettesse di stritolarmi e mi concedesse di respirare, che il volume della sofferenza si abbassasse col tempo. Ma sentivo, dentro di me ne avevo la piena consapevolezza, che dovevo passarci attraverso per uscirne, non potevo scavalcarlo.


Paolo Milone
Astenersi principianti
Einaudi, 2023
Dopo la morte, cosa c’è? Non lo sappiamo.
E’ un territorio sconosciuto, un paese dove non siamo mai andati.
Per me, per esempio, la Norvegia.
Sandro Veronesi
Il colibrì
La nave di Teseo, 2022
[…] e venne, la telefonata che tutti i genitori temono ma soltanto pochi ricevono, pochi disgraziati, segnati, predestinati, per i quali in moltissime lingue non esiste nemmeno il nome […]


Laura Imai Messina
Quel che affidiamo al vento
Piemme, 2021
In quel luogo di confino Yui scoprì di aver imparato un’altra cosa importante, ovvero che un uomo bastava tacerlo per eliminarlo per sempre. Per questo serviva ricordare le storie, parlare con le persone, parlare delle persone. Ascoltare le persone parlare di altre persone. Anche dialogare coi morti se fosse servito.
Naja Marie Aidt
Se la morte ti ha tolto qualcosa, tu restituiscilo (il libro di Carl)
Utopia, 2021
penso sempre a te e ci sono momenti
in cui non penso a te. non è una contraddizione. ti porto sempre con me,
anche quando per un istante o un tempo più lungo non ti penso. quando penso a te con dolore, quando mi viene in mente cosa ti è successo, tutto nel mio corpo affonda. è una sensazione di pesantezza in cui tutte le cellule del corpo sono spinte verso il basso. verso terra. questa sensazione non sembra cambiare nel tempo. sono diventata brava a trattenere le lacrime. ora sono in grado di non piangere per una settimana. è il mio record. penso sempre a te e non penso a te sempre, sono capace di dimenticare e ridere e mangiare e dormire, sono in grado di vivere, sono indomita e ti porto sempre con me. in questo modo non è cambiato nulla.


Valérie Perrin
Cambiare l’acqua ai fiori
Edizioni e/o, 2019
Parlare di te significa farti esistere, non dire niente sarebbe dimenticarti.
Philippe forest
Tutti i bambini tranne uno
Fandango Libri, 2018
Il lungo anno in cui morì mia figlia fu il più bello della mia vita. Non ce ne sarà un altro uguale. Qualsiasi cosa riservi l’avvenire non staremo mai più tutti e tre insieme, e anche la routine angosciante delle cure, il terrore ripetuto degli esami, non li conosceremo più. Quella dolcezza nell’orrore ci sarà preclusa. Volevamo sempre scappare via da quell’Istituto, ma non potremo più passare davanti ai suoi cancelli senza provare il desiderio violento di accelerare il passo, correre all’ultimo piano, entrare nella stanza dove Pauline, da troppo tempo, certamente ci aspetta. Poi, di colpo, ci fermeremo dicendoci soltanto: “E’ vero” senza arrivare a crederci, e svolteremo lentamente l’angolo della via.


Concita De Gregorio
Così è la vita
Einaudi, 2016
Che l’assenza è davvero una più acuta presenza. Vale per la voce, per l’udito.
Vale per le persone che c’erano e non ci sono più.
Vale per noi che non smettiamo un momento di cercare ciò che non c’è.
Di desiderare quello che manca.
Marco Venturino
Cosa sognano i pesci rossi
Mondadori, 2016
[…] Quando arriva in reparto, un po’ caracollando, non sembra mai perfettamente in sé, si avvicina al mio letto di Procuste e mi afferra la guancia tra il pollice e l’indice – sì, mi fa il “ganassino” – e mi chiede, come se parlasse al panettiere che infarinato e scoppiettante di salute sforna la michetta del mattino: “Come va?”.
Ma come cazzo vuole che vada! […]


Concita De Gregorio
Mi sa che fuori è primavera
Feltrinelli, 2016
Lei ha figli?, ti chiedono. e taci. Sì, due. Vorresti dire. Perchè è così, ne hai due. Sono lì in ogni istante. Dell’assenza non ti puoi mai liberare. Della presenza sì, ti dimentichi a momenti. Sei in un’altra stanza, sei concentrato su un lavoro, sei preso altrove, non ci pensi: sai che la presenza se ne va ma torna, può tornare con un gesto, è facile. Dell’assenza non ti dimentichi mai. Non ti permette distrazione, mai.

