Un’altra giornata piena di emozioni è quasi terminata e io sono qui, sulla mia nuvola, che penzolo a testa in giù, osservando il mio ulivo, nel giardino della scuola elementare. Che pace.
Ancora una volta devo ringraziare tante persone per una giornata che né io né la mia famiglia dimenticheremo.
Le feste di fine anno scolastico sono sempre un po’, come dire…faticose, ecco, diciamo così.
Bambini e ragazzi che corrono e urlano, maestre e professori che urlano, un via vai frenetico di ragazzi e ragazze che, come tante formiche, si affaccendano attorno al nido. Drappelli che si formano e si rompono continuamente in un vociare confuso ed eccitato.
Mamme e papà emozionati per i figli che finiscono un ciclo, nonni emozionati nel vedere i nipoti fare qualsiasi cosa, adulti nervosi per la difficoltà di trovare parcheggio, spaesati perché non sanno mai dove andare a mettersi per vedere i loro ragazzi, che non riescono mai a fare la foto che vorrebbero perché c’è sempre qualcuno che gli passa davanti al momento dello scatto o il figlio si gira sul più bello o ancora peggio viene con un’orrenda smorfia.
Oggi ero invitata a ben due feste di fine anno, quelle della mia scuola elementare, la Puecher, e della mia scuola media, la Zucchi.
Ieri notte, mentre la pioggia cadeva sulla città, ho pensato che queste feste, insieme alla giornata dell’arte organizzata dal mio liceo, sarebbero state la conclusione di un anno scolastico che avevo iniziato piena di entusiasmo e che, a un certo punto, mi è stato scippato. Strano modo di finirlo.
Il primo appuntamento è stato alle scuole elementari.
Qui ho trovato tutti i miei “vecchi” compagni di classe, tutti con la mia maglietta, e le mie maestre, che quest’anno chiudono un altro ciclo, lasciando una classe quinta.
Il loro saluto è stato un abbraccio affettuoso e la mia amata maestra Lorena, con cui avevo un rapporto speciale, ha lottato con sé stessa per arrivare in fondo ad un piccolo discorso prima che le lacrime prendessero il sopravvento.
Grazie Lorena, come avrei voluto abbracciarti tanto, tanto, tanto forte!
Lei, la maestra Eliana e il personale della scuola hanno deciso di ricordarmi piantando un giovane ulivo nell’enorme giardino della scuola, quel giardino che tante scuole della città invidiano alla Puecher e che, negli scorsi anni, ha perso un po’ di alberi.
È stato un pensiero magnifico. Lui crescerà e io potrò stare fra i suoi rami. Un ulivo, simbolo di pace, albero della vita, che rappresenta l’amore eterno, proprio come quello che lega i genitori ai figli.
I miei amici hanno appeso dei biglietti ai rami e, quando un palloncino è stato lanciato in cielo, ho fatto in modo che rimanesse impigliato tra le piante più alte, così molti hanno capito che sarei rimasta lì.
Poi è stato il turno della Zucchi.
Lì ora c’è Niccolò, lui è in seconda, e da qui ho visto quanto per lui la giornata sia stata faticosa, protagonista involontario di questa storia.
Grazie Goblin, sei un grande e anche oggi sei stato fortissimo!
Alla scuola media mi attendevano ben due sorprese.
La prima è stata il saluto che Tiziana, il professor Giuffrè, Valentina, i professori e i genitori dei ragazzi mi hanno dedicato nel giardino.
Senza nulla togliere agli altri, in particolare a Tiziana che è sempre nel mio cuore, le parole del prof. Giuffrè mi hanno sorpreso e commosso.
Sentire che ricorda i miei occhi azzurri e come affrontavo le difficoltà mi ha fatto un enorme piacere, chi si aspettava che mi ricordasse così bene con tutti gli studenti che ha conosciuto!
Qui i genitori della scuola hanno consegnato a mamma e papà un assegno per la mia associazione; forse riusciremo a usarlo per un piccolo progetto con la scuola che al momento è ancora un’idea.
Ma una seconda sorpresa mi attendeva. Valentina ha fatto spostare tutti nella “palestrina” e lì, insieme a Sindaco e Vicesindaco (!), è stata scoperta una piccola targa dedicata a me.
C’è scritta una frase che ho usato in una delle prime lettere, diventata “famosa” con lo spettacolo al Manzoni e che corre sulla schiena dei ragazzi di #corrocolguanto. Quell'”Amate la vostra vita immensamente“, nato quasi per caso, ma forse nulla è casuale, che tanto ha colpito l’immaginazione delle persone che mi sono vicine.
Ormai la notte è scesa.
I ragazzi della scuola media, in questo momento, ballano alla festa di fine anno, sorvegliati dai genitori “guardiani” dotati di pettorina gialla che non vedono l’ora di andarsene a letto.
Sento la musica in lontananza e me li immagino, i ragazzi. Un altro formicaio in movimento tra la pista da ballo e il bar.
Io sto ancora un po’ qui.
Una piacevole brezza soffia tra i rami dell’ulivo, muovendo le foglie argentate e i piccoli fiori, mentre io leggo ancora una volta i messaggi dei compagni di scuola appesi ai suoi rami.
Dolce notte
Marta












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Marta…..
Sei vita !!!
La tua assenza è più rumorosa della tua presenza!!!
Ma manchi tremendamente quaggiù!!!
Marta scrivi un libro. E’ bello leggerti.