Mamma mia, che serata ieri.
Mamma, papà e Niccolò hanno impiegato tutta la giornata di oggi per provare a riprendersi, almeno un po’.
Sono ancora scombussolati, forse non sono ancora veramente usciti dal teatro, e stanno provando a trattenere un po’ della magia di ieri sera per le giornate che verranno, per usarla quando ne avranno bisogno.
Quante persone, quanti saluti, quante lacrime e quanti abbracci.
Vi ho osservati entrare in sala, cercare il vostro posto e sedervi, pensando: “Cavoli, quanto è grande!” con quella lieve ansia che hai quando non sai bene cosa ti aspetti.
Poi le luci si sono spente.
E lì è arrivata lei, la magia del teatro.
Il buio, il fascio blu al centro della scena, i suoni, le “mie” voci – quelle di Arianna, Alice, Chiara, Ginevra, Miriam e Chiara.
Vi ho visti trasalire non appena avete sentito il rumore del respiratore e dei monitor della terapia intensiva.
Vi siete subito chiesti: “Ma dove diavolo li hanno presi?”, poi “Io non so se resisto, questi sono impazziti”, e ancora “Ma guarda te se adesso mi devono far star male, quasi quasi esco”.
Però avete resistito.
E, a quel punto, sono arrivati le ragazze e i ragazzi di Marzia.
Hanno riempito la scena di vita, sentimenti, tensione ed energia.
Hanno interpretato brani suggestivi, talvolta cupi e angoscianti, talvolta felici e pieni di speranza. Molti mi hanno fatto venire letteralmente la pelle d’oca.
Sul palco sono stati tutti straordinari. Anche le bimbe più piccole, che si sono esibite solo al primo spettacolo e, quando sono uscite dal teatro, tenendo la mano alle loro mamme, hanno voluto salutare papà in modo commovente.
Ho visto tutti i ballerini concentrati come non mai, preoccupati di rendere al meglio ogni coreografia, soprattutto quelle nuove, studiate nell’ultimo mese e mezzo.
Tutti intenti a trattenere le lacrime che poi, alla fine, passata la tensione, sono uscite, libere, a lavar via il trucco di molte ragazze.
Bravi! Avete cucito meravigliosamente tutti i pezzi dello spettacolo e, alla fine, trama e ordito di questo racconto sono diventati indistinguibili.
C’è una cosa che mi ha colpito: una di quelle cose che, a raccontarle, sembrano niente, e invece…
La prima volta mi ha sorpreso; non avevo capito subito di cosa si trattasse.
Lo avete notato anche voi, quel lieve rumore, una specie di fruscio, di increspatura sonora, che si produce quando tutte le ragazze si muovono nel silenzio? Quello sfregamento di gambe e piedi che sembra un sussurro, una piccola onda che si muove rapidamente da un capo all’altro del palco.
Ecco, quella roba lì mi fa letteralmente impazzire.
Vi ho visti piangere sulle mie foto, ma anche trattenere il riso quando mi avete vista duellare con Niccolò nella corsia di un Carrefour francese o ridere sotto l’effetto di mezzo Spritz (sì, in effetti quella volta avevo esagerato) o ancora cantare sguaiata e stonata uno strampalato tanti auguri a Chiara!
È stato bello vedervi indecisi: rido o non rido? Ma si può ridere dopo aver pianto? Sarà fuori luogo?
Ragazzi, sapete che c’è?
Ma chi se ne importa!
All’ultimo pezzo, a “Facciamo finta”, siamo particolarmente legati. Per tanti motivi.
Quello è stato un abbraccio meraviglioso, tutti con la mia maglietta, e sono veramente orgogliosa che mio fratello sia riuscito a salire sul palco per ben due volte… È stato davvero coraggioso! Bravo Nicco!
L’ho detto all’inizio dello spettacolo: la magia può tante cose, ricordate?
Anche le luci dei vostri cellulari, puntate verso il palco, sono state magiche; era come veder brillare il cuore di ciascuno.
Alla fine vi ho visti indecisi. A molti era venuta voglia di rivedere tutto da capo, e si vedeva lontano un miglio che proprio non avevate voglia di alzarvi dalla poltroncina e uscire.
Grazie, è stato bellissimo.
Già mi mancate un po’.
A presto
Baci baci, Marta
P.S. Abbiamo messo in una playlist di Spotify le mie voci e i brani principali dello spettacolo, così potete rivivere qualche istante, se volete. La trovate qui a fianco.













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