È difficile raccontare ciò che è avvenuto il 14 e il 15 marzo, durante il primo workshop sulla gestione del lutto nelle scuole.
Era la prima volta che partecipavo, anche se in un modo così insolito, ad una attività di questo tipo, ed osservare insegnanti ed educatori impegnati a confrontarsi con le proprie fragilità e a riflettere su come evitare che un dolore divori dei ragazzi, mi ha fatto pensare alle carovane che si formano per attraversare i deserti.
Il lutto è qualcosa di ostile.
Spesso lo si descrive col buio profondo e freddo, ma anche l’immagine del deserto può rendere l’idea dello smarrimento che prova chi lo attraversa. Affrontarlo fa paura, ma se si è in gruppo e qualcuno conosce la pista, ci si può provare.
L’incedere del primo giorno per trovare un passo comune, l’impegno, la condivisione di esperienze e cicatrici, mi hanno fatto pensare ad antichi viaggiatori che si ritrovano a sera intorno al fuoco e a quel proverbio Tuareg che dice che Dio ha creato i paesi ricchi d’acqua perchè gli uomini ci vivano e i deserti perchè vi trovino la loro anima.
Della prima giornata è anche una delle esperienze più emozionanti: l’attività sulle relazioni e su ciò che accade quando qualcosa di inatteso le interrompe bruscamente. Alcuni trattengono i monconi di ciò che resta, senza sapere bene cosa farne, altri li conservano come qualcosa di prezioso, altri ancora li gettano via.
È stato un bel viaggio, cari carovanieri, in cui vi siete presi del tempo per pensare a ciò di cui potrebbe avere bisogno un adolescente che vive il lutto, al suo bisogno di silenzi, di ascolto, di presenza, di un’oasi.
E quando ormai la meta era vicina anzichè accelerare il passo lo avete rallentato, perchè dopo un viaggio intenso insieme è sempre difficile separarsi.
Grazie di tutto.
Buona vita.



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