Questo è il periodo più strano dell’anno.
In mezzo al clima natalizio, agli spettacoli di Natale di figli e nipoti, al pensiero per i regali, le cene, le vacanze che si avvicinano, in mezzo alla voglia di gioia e di serenità si sono accomodate anche le mie ricorrenze più tristi.
Sono come dei Gizmo che fingono di non essere Gremlins.
Come loro, i miei anniversari sono un po’ dispettosi, o forse opportunisti, perché sanno che il vostro cuore è un po’ più vulnerabile.
Hanno trovato dei posticini vuoti e zac!, via ad occuparli.
Venerdì sarà un anno esatto dalla mia partenza. Quel giorno, alle 18:39, se vi va, pensatemi un momento.
I vostri pensieri e i vostri gesti arrivano tutti; non ne perdo nessuno, nemmeno il più piccolo.
E in questo mese i gesti non sono stati soltanto piccoli e personali.
Abbiamo iniziato con la festa dell’Avis, a fine novembre. Lì temo che abbiamo un po’ esagerato, almeno a giudicare dai lucciconi negli occhi di alcuni alla fine dell’ultimo pezzo delle ballerine.
Poi c’è stata la festa di Natale delle LPE, in cui avete ricordato me e Lollo con così tanto affetto che pure noi, quassù, ci siamo commossi.
E a seguire la festa alla scuola media Zucchi, in cui tantissimi ragazzi hanno giocato a minivolley per ricordarmi.
Infine ieri sera a San Giuseppe, alla messa in mio ricordo.
Cosa posso dire se non «grazie»?
Papà pensa che una persona non se ne possa mai andare davvero finché la si ricorda e la si racconta.
Forse ha ragione, visto quel che state facendo.
Una volta ha sentito un pezzo di Pablo Trincia in cui si diceva che esistono almeno due modi di trattare il dolore. Quelle parole sono state come un fulmine, gli si sono stampate in testa e non riesce a dimenticarle.
Il primo modo è trattare il dolore come un oggetto fuori posto: non lo collochi mai sul mobile che gli appartiene, ma lo sposti di volta in volta per non rischiare di ritrovarlo e doverlo affrontare. Modifichi l’arredamento, gli metti davanti qualcosa che lo nasconda.
Il secondo modo è metterlo in un punto della casa dove tutti possano vederlo, costruirgli qualcosa intorno che lo valorizzi, lo elevi e gli dia un significato.
Se mi seguite, sapete come i miei hanno deciso di comportarsi. Non è stata una cosa pensata, ma è esattamente quello che ha descritto Pablo, qualche mese dopo che sono andata via.
Capisco che non sia sempre semplice trovarsi di fronte a quella roba lì, così in evidenza; so che non ci siete abituati, ma se li sopportate, siete proprio bravi.
Loro ce la stanno mettendo tutta, tra alti e bassi, e se qualche volta non sono all’altezza, sono un po’ giù o non sono particolarmente accoglienti (specie papà, lo so), siate indulgenti.
Grazie a tutti. Dal profondo del mio cuore.
Questi sono i miei auguri, speciali e un po’ magici.
Buon Natale amici miei, vi voglio bene.
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Auguri Marta, chissà che feste spaziali ti aspetteranno a Natale. Si sa che lì sopra ci tengono molto…
Alle 18.39 di venerdì non ti ho ricordata, ma in questo week end mi è capitato spesso di pensarvi. Certo l’anniversario della tua dipartita è facile ricordarlo..sotto le feste…fosse stato un 12 febbraio…
Poi, non so se è una delle tue magie, ma proprio in questo periodo ho scoperto i podcast di Trincia e giro per casa facendo i lavori o cucinandò con le cuffie piantate nelle orecchie e quel passaggio che il tuo papà ha ricordato mi ha colpito molto, ma per una ragione diversa. Non capivo molto bene il secondo modo, forse perchè io sarei mooolto brava con il primo…ma poi leggendo la tua lettera e associandolo a voi ho capito. Ho capito la centralità e la sottolineatura, l’altare per enunciarlo e l’urgenza di condividerlo. E la bellezza anche nel dolore. Non tutti sarebbero capaci, ma voi sì e non ci faremo intimorire dai ‘bassi’ del babbo. Sappiamo che è sempre stato un brontolone scoppiettante come le castagne.
Auguri Marta a te, a tutti i tuoi amici lassù e alla tua famiglia.
Ogni volta che leggo i tuoi messaggi mi commuovo, anche quando fai la spigliata e ironizzi sulle cose… E ad ogni newsletter mi sembra di conoscerti un po’ di più…
Un abbraccio ai tuoi genitori, che hanno canalizzato l’enorme dolore in un modo utile, tenero, che sa essere anche spiritoso e leggero. A nostro beneficio!
Ti ho conosciuta per caso, mentre su FB stavo cercando diari di viaggio di camperisti. Mi è capitato quello della tua mamma sul vostro viaggio dello scorso agosto in Norvegia. Quel post mi ha subito incuriosita e ho continuato a leggere tutti gli altri anche se noi in Norvegia ci eravamo già stati. Così sono venuta a conoscenza della tua storia ed ho continuato a seguirti sulla pagina FB dei tuoi genitori (i tuoi dialoghi con il tuo papà riescono a farmi piangere e sorridere nello stesso momento!).
Mi sono pure iscritta alla newsletter della tua associazione alla quale per il tuo sedicesimo compleanno ho fatto una piccola donazione. Il giorno della tua partenza invece ho pensato più ai tuoi genitori che non a te e sono certa che capirai il perchè. Tu e Niccolò mi ricordate tanto i miei figli quando avevano la vostra età, ho delle foto di loro due insieme scattate durante i nostri viaggi in camper che potrebbero far parte del vostro album di famiglia.
Che dirti Marta se non che sei entrata a far parte delle mie più care conoscenze e che nel prossimo viaggio con Cesare (il nostro camper) ti porteremo con noi. Mi devi però spiegare dove posso trovare la tua foto da stampare in modo da averti non solo come ospite nella nostra casa viaggiante, ma anche come graditissima compagna di viaggio.
Ultima cosa, grazie ai tuoi genitori per tutto ciò che scrivono su di te, su di loro e su tutte le persone con le quali hai condiviso il tuo breve cammino.
Ciao Marta, il tuo sorriso sempre nei miei occhi e nel mio cuore.