Chi è Jonata: percorso e formazione
Ciao Jonata. Congratulazioni per il tuo Master. Ti va di raccontarci chi sei e il tuo percorso professionale?
Certamente. Mi chiamo Jonata Pizzagalli, ho 40 anni e sono un anestesista-rianimatore.
Mi sono laureato in medicina nel 2012 e mi sono specializzato nel 2018 con una tesi in ambito neurorianimatorio.
Durante la specializzazione e nella prima parte della mia carriera lavorativa, mi sono dedicato soprattutto all’ambito dell’emergenza-urgenza.
Ho cominciato da subito a coprire turni in automedica e l’emergenza intraospedaliera è sempre stata ciò che più mi ha interessato.
Questo ha fatto sì che fossi in prima linea durante le ondate del COVID: un periodo difficile sia dal punto di vista lavorativo sia personale.
Tuttavia l’emergenza mi ha spesso messo di fronte a situazioni in cui il paziente era un bambino, facendomi conoscere e apprezzare, se così si può dire, l’ambito pediatrico.
Nel 2021, mi è stato chiesto di entrare a far parte dell’équipe di neurorianimazione.
Con mio grandissimo piacere sono ormai quasi cinque anni che lavoro ogni giorno con colleghi, ma soprattutto amici, a stretto contatto con una disciplina che mi appassiona.
La scelta della rianimazione: un momento decisivo
Ricordi il momento in cui hai deciso di lavorare con pazienti in condizioni critiche?
In effetti esiste un momento preciso in cui ho deciso che la mia vita sarebbe stata caratterizzata da “adrenalina e ticchettio dell’orologio”: dal quarto anno di medicina sono stato interno in un reparto chirurgico; volevo fare il chirurgo (ebbene sì) e, a metà del sesto anno, stavo già scrivendo la tesi.
Un giorno, durante un’urgenza, sono andato in pronto soccorso in quanto studente del chirurgo che seguivo: ricordo ancora di aver completamente dimenticato il motivo per cui ero lì mentre guardavo con ammirazione i rianimatori, che mi sembravano volare attorno al paziente, facendo cose e prendendo decisioni che mi facevano ribollire il sangue nelle vene.
Il giorno dopo ho abbandonato le velleità manuali e ho chiesto la tesi in anestesia e rianimazione, per poter un giorno “volare” anch’io attorno a pazienti critici.
Perché scegliere il Master in Terapia Intensiva Pediatrica
Perché hai scelto di frequentare proprio questo Master?
Purtroppo l’ambito pediatrico è un mondo molto settoriale e di difficile approccio: a meno che non si lavori in ospedali con una spiccata vocazione pediatrica, come il Papa Giovanni di Bergamo, il Gaslini di Genova, il Meyer di Firenze o il Buzzi di Milano, nei grandi ospedali come il nostro non esiste una scuola strutturata di anestesia pediatrica.
Chi vuole approcciarsi al mondo dei piccoli deve studiare e formarsi nei grandi centri attraverso corsi e master riconosciuti.
Cosa si impara: la spiegazione per tutti
Come spiegheresti cosa hai imparato a una persona senza formazione medica?
È come se l’anestesia e la rianimazione fossero una grande insalata, piena di mille ingredienti diversi, che insieme producono risultati incredibili. Ogni ingrediente è necessario, ma non sempre si riesce a identificarlo.
Il master mi ha permesso, per un anno, di parlare solo ed esclusivamente di quegli ingredienti, ascoltando colleghi che li maneggiano ogni giorno e studiando articoli e argomenti specifici in un mare magnum infinito di conoscenza medica.
Per ogni argomento che normalmente mi trovo a dover gestire in ambito adulto, c’è stato qualcuno che mi ha accompagnato a osservare il corrispondente punto di vista pediatrico.
Formazione continua in medicina: perché non si smette mai di studiare
Perché un medico deve continuare a studiare?
Dico sempre che fare il medico non è difficile, ma serve davvero tanta voglia e forza d’animo, perché non si deve e non si può smettere mai di studiare.
Ogni anno, ogni mese, ogni giorno vengono pubblicati nuovi risultati su argomenti di cui si parla da anni.
La medicina è in continua evoluzione e starle dietro significa aggiornarsi costantemente.
Lavorare con bambini in terapia intensiva: la dimensione umana
Cosa significa lavorare con bambini in condizioni critiche, anche dal punto di vista umano?
Chi lavora con i bambini spesso dice: “Cosa vuoi che cambi rispetto a un adulto?”. E magari, qualche volta, è anche così.
Certo è, come dico sempre agli specializzandi, che quando si cura un bambino si cura anche la sua famiglia.
Dal punto di vista umano non si può non tener conto di chi è lì ogni giorno, ogni ora, accanto ad un bambino che soffre e sta affrontando qualcosa di inimmaginabile.
Serve molta forza per poter essere sempre al massimo delle proprie facoltà senza cadere nel paternalismo.
Il momento più significativo del Master
C’è un momento del Master che ha colpito particolarmente?
È stato molto bello poter frequentare per un’intera settimana il reparto di Rianimazione Pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma. Per una settimana sono stato a contatto con pazienti, familiari e colleghi che vivono tutto questo ogni giorno.
Se poi posso essere totalmente onesto, il fatto di essermi sentito chiedere di trasferirmi a Roma per lavorare con loro è stata una bella iniezione di autostima.
Il ruolo dei donatori: un grazie sincero
Questa esperienza è stata possibile anche grazie al supporto dei donatori dell’Associazione. Cosa gli vorresti dire?
Sarà banale e scontato, ma posso solo dire grazie. Grazie per la possibilità che mi è stata data.
Cosa vorresti far capire a chi sta pensando di sostenere iniziative come questa?
Il mondo sta deragliando e la sanità, la formazione e l’università sono il salvadanaio a cui attingere per sostenere iniziative deliranti come la guerra e il riarmo.
Lavori come il nostro, che si basano sulla ricerca, sullo studio e sulla voglia dei singoli, vanno supportati da chi può, per poter ottenere un giorno il meglio, quando saremo noi stessi ad averne bisogno.
Grazie.

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