Ciao Sabrina. Congratulazioni per il Master appena concluso.
Grazie.
Una dedica commovente e una storia da raccontare
Hai discusso la tesi il 20 dicembre scorso, il giorno in cui Marta ci ha lasciati. Ricordo che non sapevi come dircelo.
La dedica a Marta e la frase “Ci sono vuoti che continuano a insegnare” nel frontespizio ci hanno veramente commosso.
Parlaci di te. Chi sei e di cosa ti occupi?
Mi chiamo Sabrina Impaziente.
Mi sono laureata in Infermieristica nel novembre 2016 e nel 2022 ho conseguito il Master in impianto e gestione degli accessi vascolari centrali e periferici presso l’Università Bicocca di Milano. Oggi tengo per le nuove edizioni di quel corso piccole lezioni teoriche e pratiche.
Lavoro presso la Terapia Intensiva Neurochirurgica dell’Ospedale S. Gerardo di Monza, dove ho conosciuto Marta, e faccio parte del Team Accessi Vascolari dell’IRCCS Fondazione San Gerardo.
Lo scorso anno l’Associazione mi ha permesso di approfondire la preparazione nell’ambito degli accessi vascolari pediatrici e neonatali finanziando la mia partecipazione al Master dell’Università Cattolica.
Amo la montagna, adoro le sfide e, forse a causa del mio cognome, non sopporto la noia.
Ricordi il momento in cui hai deciso di lavorare con pazienti in condizioni critiche?
Più che “scegliere” è capitato, e da neolaureata ero decisamente terrorizzata.
Per di più ero stata assegnata ad un reparto che si occupava di patologie che conoscevo bene perchè le avevo vissute in prima persona.
Lavorare in un ambiente conosciuto da paziente, prendersi cura di persone che non sono state fortunate come te e vedere ciò che avresti potuto provare non è stato semplice. Dopo tanti anni, forse, non lo è ancora.
Il paziente critico però è molto stimolante.
Perché scegliere il Master della Cattolica sugli accessi vascolari
Perché hai chiesto di frequentare proprio il Master della Cattolica?
Volevo poter applicare ciò che sapevo non solo all’utenza adulta ma anche a quella pediatrica.
Da quando l’Ospedale San Gerardo è diventato IRCCS l’affluenza pediatrica è aumentata.
Posizionare un accesso ecoguidato in un bambino riduce notevolmente il suo stress e anche quello dei suoi genitori.
Avere il presidio giusto e saperlo utilizzare correttamente permette di gestire al meglio un ricovero.
Nursing degli accessi venosi: cosa significa in parole semplici
Come spiegheresti la tua specializzazione ad una persona che non ha formazione medica?
In pratica evito che adulti e bambini vengano punti ripetutamente durante il ricovero.
Utilizzo un ecografo per inserire un catetere, in blanda sedazione, all’interno di una vena del braccio, del torace o della gamba fino ad arrivare in prossimità del cuore.
Attraverso il catetere, durante tutto il ricovero, il paziente riceve le terapie farmacologiche ed i colleghi possono effettuare i prelievi per gli esami ematici ogni volta che serve, senza bisogno di fare iniezioni.
Formazione continua: il modo per offrire cure migliori
La tua è una professione dove lo studio continuo è particolarmente importante.
La medicina evolve rapidamente e aggiornarsi è l’unico modo per offrire sempre le cure migliori e per garantire la massima sicurezza al paziente.
In più aggiornarsi rende più motivati, spezza la routine da cui, purtroppo, turno dopo turno, possiamo essere travolti.
Il carico emotivo di lavorare con bambini in condizioni critiche
Cosa significa lavorare con bambini in condizioni critiche?
E’ una delle sfide più grandi per un professionista sanitario, perché unisce l’estrema complessità clinica ad un carico emotivo particolare. Mantenere il giusto distacco risulta molto difficile, specie quando si incrociano gli occhi dei genitori.
La scoperta più importante: i genitori come risorsa del team
C’è qualcosa che ti ha colpito particolarmente durante il corso?
La continua collaborazione. I genitori erano presenti durante ogni procedura, mai allontanati, mai messi da parte.
Erano lì, in prima fila, a tenere la mano del loro bambino, non importa se sedato o meno; c’erano e si sentivano utili ed erano a tutti gli effetti parte del team.
C’è una competenza che senti di aver acquisito o sviluppato in modo particolare?
Ricollegandomi alla risposta precedente ho capito che i genitori, o i parenti nell’adulto, sono da considerare una vera e propria risorsa, non un ostacolo.
I bambini, se vigili, vedono i loro genitori come supereroi e si sentono meno in pericolo. I genitori, a loro volta, si sentono “utili”.
Ho applicato quanto appreso anche a pazienti adulti, soprattutto geriatrici e anche loro traggono un gran beneficio da questa tecnica.
Il valore della formazione: un grazie ai donatori
Questa esperienza è stata possibile anche grazie ai donatori dell’Associazione. Cosa vorresti dire a loro?
Ovviamente “Grazie!”, anche se è scontato.
Credo che investire sulla formazione di un operatore sanitario sia il regalo più bello che si possa fare ad un reparto.
Spesso si pensa che per alleviare un ricovero o salvare una vita servano grandi macchinari.
Certo, servono anche quelli, ma è fondamentale che ci siano persone che sanno usare bene gli strumenti a disposizione.
Un ospedale può avere l’ecografo più costoso del mondo, ma se nessuno sa usarlo si tratta solo un pezzo di ferro.
Cosa vorresti far capire a chi sta pensando di sostenere iniziative come questa?
Donare per formare il personale è importante quanto e forse più che donare apparecchiature.
In questo modo si finanzia qualcosa a lungo termine. Il contributo dei finanziatori non invecchierà come una macchina ma durerà nel tempo e potrà essere applicato a tutti coloro che incontreranno il medico o l’infermiere che è stato formato.
Quando si riesce a posizionare in maniera corretta un accesso vascolare si evitano effetti che potrebbero anche aumentare i tempi il ricovero e si evitano traumi psicologici per venipunture ripetute.
Quando riusciamo in questo obiettivo il merito è anche di chi ha creduto nella nostra crescita.
Chi dona è lì in reparto con noi, accanto al letto del paziente.
Grazie. Buon lavoro.

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