Abbiamo incontrato Anna, Giuliana e Matteo, tre infermieri del reparto di Terapia Intensiva Neurochirurgica che nel 2025 hanno frequentato il corso e ottenuto la certificazione PALS dell’American Heart Association.
Come descrivereste il corso a chi non lo conosce?
Anna e Giuliana si guardano e rispondono all’unisono: “Due giorni intensi”, dicono. “Casi clinici reali, manichini estremamente realistici. Ma soprattutto un corso strutturato in maniera completamente nuova.”
Matteo annuisce: “Non è un semplice aggiornamento tecnico. È qualcosa di più profondo — un esercizio di consapevolezza clinica.”
In che senso?
“In emergenza pediatrica,” spiega Matteo, “l’emotività può giocare brutti scherzi. La metodologia AHA ti dà una struttura solida su cui appoggiarti quando ne hai più bisogno.”
Giuliana aggiunge: “Gli scenari erano immersivi. Eri catapultato dentro la situazione e ti veniva chiesto di scegliere — subito, con precisione. Non c’era spazio per l’esitazione.”
Anna: “Esatto. Il corso affina la capacità di individuare la strategia clinica più corretta nel minor tempo possibile. E ci riesci perché hai già vissuto quella situazione, anche se era simulata.”
Voi lavorate in neurorianimazione da anni. Sentivate il bisogno di formazione specifica in area pediatrica?
“Sì, decisamente,” risponde Anna. “Ci siamo laureate a Monza, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La formazione di base è solida, ma l’area delle emergenze pediatriche dovrebbe essere ulteriormente approfondita.”
“È un ambito delicato,” conferma Matteo. “Dietro ogni manovra tecnica c’è la responsabilità di proteggere una vita che sta appena iniziando.”
C’è stato qualcosa che vi ha sorpreso?
Giuliana sorride: “Il mix di persone in aula. Colleghi di altre rianimazioni lombarde, personale del 118, anestesisti, pediatri. Non me lo aspettavo così ricco.”
“Anche per me è stato uno degli aspetti più preziosi,” dice Matteo. “Ho conosciuto professionisti che vengono da realtà molto diverse dalla mia. Ogni punto di vista in più è una risorsa concreta.”
Anna: “Lavorare fianco a fianco con altre persone ti costringe ad adottare angolazioni che da soli non prenderesti mai. Imparare dalle esperienze altrui, in quei due giorni, è stato un valore aggiunto fondamentale.”
Cosa vi è rimasto?
Matteo: “Competenze rinvigorite. E la certezza che dietro ogni gesto tecnico c’è qualcosa che va oltre la tecnica.”
“Una consapevolezza nuova sull’importanza di aggiornarsi in modo continuo,” dice Giuliana. “Non solo sul piano professionale. Quest’esperienza ci ha arricchite anche umanamente.”
Anna chiude: “Siamo ancora più convinte che la formazione sia il pilastro per prenderci cura dei nostri piccoli pazienti, con competenza e con dedizione. Le due cose insieme.”


