Si è svolto a Firenze il corso al quale hanno partecipato Erika e Paolo, due dei medici rianimatori che mi hanno seguita in ospedale.
Si trattava della seconda edizione del corso di broncoscopia pediatrica, una tecnica che permette ai medici di osservare l’interno dei bronchi, quella parte del tratto respiratorio che i genitori conoscono così bene per via di bronchiti, bronchioliti e di molte altre malattie dei propri figli.
In genere prestiamo pochissima attenzione al nostro respiro, nonostante ogni giorno compiamo tra i 20.000 e i 25.000 atti respiratori.
Ce ne ricordiamo quando corriamo, quando proviamo ansia o quando facciamo quei respiri profondi con cui “tiriamo il fiato”.
Purtroppo, però, respirare non sempre è facile. In terapia intensiva, dove si rimane a lungo fermi e distesi in condizioni particolarmente difficili, i medici possono avere bisogno di controllare come stanno andando le cose anche con questo tipo di esame. E, come sempre, se sei un bambino tutto è più complicato.
La prima giornata del corso è stata dedicata alla broncoscopia flessibile. Al termine della parte teorica, i partecipanti hanno simulato le procedure su manichini speciali molto realistici. La broncoscopia flessibile consente di osservare le vie aeree fino ai polmoni e permette di prelevare campioni ed eseguire biopsie.
La seconda giornata ha riguardato invece la broncoscopia rigida, gli strumenti e la gestione delle emergenze. Questo tipo di broncoscopia serve quando occorre più spazio, quando c’è un’emorragia o quando bisogna recuperare quel mattoncino Lego finito accidentalmente nel posto sbagliato.
I medici sono tornati entusiasti. Sostengono che sia stato un corso utilissimo, interessante e ricco di occasioni di confronto. Per noi è una grande soddisfazione essere riusciti a finanziarlo grazie al vostro aiuto.





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